Bruno Raselli è il motore della NOVA Eroica Switzerland.

Dalle leggende del freeride alla polvere della NOVA Eroica Switzerland

Come la Valposchiavo e la Valtellina stanno ridisegnando il cicloturismo alpino.

Nella foto Bruno Raselli insieme a Giancarlo Brocci

Per Bruno Raselli, l’arrivo della NOVA Eroica in Valposchiavo non è un fulmine a ciel sereno, ma il naturale compimento di una visione nata trent’anni fa.

“Questa valle ha le due ruote nel suo DNA”, ci racconta Raselli con l’orgoglio di chi ha fatto la storia dell’accoglienza ciclistica locale come presidente dello storico consorzio transfrontaliero Alta Rezia Bike, che univa 44 hotel tra Bormio, la Valposchiavo e l’Engadina. “Negli anni ’90, grazie all’intuizione di figure come Gigi Negri, abbiamo gettato le basi. Poi nei primi anni duemila siamo stati i pionieri assoluti del Freeride in quota, ospitando leggende mondiali del calibro di Hans Rey. Per lungo tempo questa è stata una terra promessa esclusivamente votata alla Mountain Bike. Oggi, sulla scia di questo nuovo trend globale che sta catturando tantissimi giovani, abbiamo capito che il mondo Gravel cercava una sua casa stabile sulle Alpi. Portare la Nova Eroica quassù è stata la nostra risposta a questo nuovo modo di intendere il viaggio e il territorio”.

Bruno, da dove è nata l’idea di portare l’Eroica tra queste montagne? Sei andato a “studiare” da vicino nel Chianti?

“In realtà, il colpo di fulmine operativo è scattato un anno fa. Sono stato alla NOVA Eroica in Istria per vedere da vicino come funzionava la loro prima edizione. Avevo già pedalato all’Eroica classica in Toscana, da solo, per passione. Ma l’Istria mi serviva per capire la macchina organizzativa di un evento moderno legato al gravel. Subito dopo abbiamo mandato giù a Buonconvento due nostre ragazze del team per respirare l’atmosfera e studiare ogni dettaglio. Quando sono tornate, ci siamo guardati e abbiamo detto: “Siamo pronti”. Da lì è partita ufficialmente la nostra avventura organizzativa.”

Domani si parte. Hai già capito che tipo di ciclisti stanno arrivando per questa prima edizione?

“Con mia grande e bellissima sorpresa, c’è un numero altissimo di iscritti che ha scelto la sfida più dura: il percorso lungo da 125 chilometri e ben 3.460 metri di dislivello positivo. Sinceramente all’inizio pensavo: “Chissà se la gente se la sentirà…”. E invece i numeri ci stanno dando ragione: i veri gravelisti cercano l’epica della fatica alpina.

L’altra risposta incredibile è l’internazionalità: appena abbiamo aperto le iscrizioni, pronti-via, avevamo già dieci nazioni rappresentate sulla linea di partenza. Nelle ultime settimane, poi, si è mossa tantissimo la gente del posto: molti locali si sono iscritti al percorso corto, magari non hanno ancora le gambe per le grandi scalate, ma vogliono esserci. È una festa di tutta la comunità”.

Il nome ufficiale dell’evento è un manifesto geografico: “NOVA Eroica Switzerland | Valposchiavo – Valtellina”. Quanto conta questo legame transfrontaliero?

“Conta tantissimo, è la vera forza del progetto. Le montagne uniscono, non dividono. Un intero terzo del tracciato lungo si sviluppa oltre il confine, in territorio italiano, lungo i terrazzamenti della Valtellina. Non è solo una scelta logistica, è la dimostrazione di come due territori vicini possano fare squadra per offrire un’esperienza ciclistica che non ha eguali in Europa. Chi pedala domani non vedrà confini, vedrà solo un paesaggio monumentale condiviso”.

L’Eroica evoca le colline toscane, i vigneti e gli strappi del Chianti. Che tipo di Gravel troveranno invece i ciclisti quassù?

“Troveranno l’anima Alpina, senza filtri. Qui i dislivelli sono severi, molto più duri rispetto a quelli di Montalcino o Gaiole. In Toscana ci sono quei famosi “strappetti” ripidi ma brevi; qui ci sono chilometri e chilometri di salita vera, costante, d’alta quota. È un modo completamente diverso di interpretare il gravel.

Mi sono occupato personalmente del disegno dei tracciati, li ho pedalati e ripedalati decine di volte, cambiando ogni volta un dettaglio per renderli perfetti. Con il percorso lungo saliremo sul versante italiano delle montagne e, arrivati in cima, si spalancherà la vista su tutta la Valtellina. Sarà un’emozione pazzesca. Domani sera ascolteremo i commenti dei corridori, ma c’è una cosa a cui tengo particolarmente: questi tracciati non spariranno domenica sera. Li manuteremo tutto l’anno per consentire a qualunque appassionato di venire qui a ripeterli in autonomia nei mesi successivi.”

Oltre a essere il motore di questo evento, tu nasci come albergatore e imprenditore agricolo. La tua famiglia gestisce una delle realtà Bio più importanti della Svizzera…

“Sì, io nasco albergatore, anche se oggi l’hotel è passato nelle mani sapienti di mio figlio. Ma mio fratello porta avanti un’altra grande passione legata alla terra: abbiamo le più importanti coltivazioni di erbe officinali di tutta la Svizzera. Sono campi bellissimi, profumati, coltivati rigorosamente secondo i criteri del biologico. Posso farti uno spoiler? I ciclisti domani, durante la pedalata, ci passeranno esattamente in mezzo. Sarà un’esperienza sensoriale unica.”

La Valposchiavo è celebre nel mondo per la sua filosofia “100% Bio”. Questa NOVA Eroica è il manifesto definitivo del vostro turismo sostenibile?

“Assolutamente sì. La bicicletta – che sia gravel, muscolare o e-bike – è lo strumento perfetto per esplorare la nostra valle senza violarla. Il cicloturista è per definizione un viaggiatore rispettoso, che cerca la qualità della vita, il buon cibo pulito e la natura intatta. La NOVA Eroica sposa al millesimo la nostra filosofia di vita: dimostra che si possono portare centinaia di persone in quota creando indotto economico per alberghi, ristoranti e produttori locali, lasciando zero impatto sull’ambiente. Questo è il turismo che vogliamo.”

Bruno, domani si accendono i riflettori. Ma guardando oltre la linea del traguardo, qual è il tuo sogno per il giorno dopo?

“Il mio sogno è che domani sia solo la prima pietra di una nuova era per l’asse Valposchiavo-Valtellina. Voglio che questa traccia diventi un punto di riferimento permanente sul mappamondo del gravel internazionale. Sogno una valle dove i ragazzi del posto continuino a salire in sella, dove gli hotel siano pieni di viaggiatori con la bici e dove la cooperazione tra Svizzera e Italia diventi un modello da copiare. Domani mattina, quando vedrò la partenza della prima griglia, so già che mi emozionerò: dietro quel via ci sono trent’anni di lavoro, di sogni e di amore per questa terra”.